venerdì 31 agosto 2012

Angola: CNE, clima elettorale tranquillo, già domani i primi risultati


Tante donne con i loro bambini sulla schiena alla maniera africana, un vecchietto di 108 anni di Huambo felice di aver potuto esprimere il suo voto, ragazze e ragazzi alla loro prima volta in un seggio elettorale, file alle urne che si allungano con lo scorrere delle ore.

L'emozione di vedere il dito colorato di blu, la sensazione di aver fatto qualcosa che ti fa sentire più "essere umano" grazie all'esercizio di un  diritto. Tanti appelli alla pace e alla tolleranza, arrivati da tutti i capi dei partiti e lanciati dai microfoni della televisione locale davanti ai rispettivi seggi elettorali.

Questo è il clima della giornata in cui si stanno svolgendo le terze elezioni generali in Angola da cui uscirà la composizione della nuova Assemblea Nazionale e il nome del nuovo presidente.

Elezioni che secondo quanto riferisce il presidente della Cne, il Consiglio nazionale elettorale, Josè Silva Neto "sono come una macchina perfettamente funzionante". I  risultati provvisori delle elezioni, ha continuato Neto in una intervista rilasciata in mattinata all'agenzia di stampa locale, saranno divulgati a partire da sabato pomeriggio (1' settembre).

Per quanto riguarda il tempo che ci vorrà per avere i risultati finali il presidente della Cne ha affermato che dipenderà dal numero dei votanti effettivi rispetto al numero degli aventi diritti al voto che è di circa 9.700.000.

Anche l'attuale presidente della repubblica, Josè Eduardo Dos Santos è andato a votare in mattinata accompagnato dalla moglie in un seggio che si trova vicino alla sua residenza nella parte alta di Luanda.
"Il processo elettorale sta andando avanti normalmente," ha detto ai giornalisti e ha poi invitato gli angolani ad andare a votare per esprimere con quel gesto la democrazia e scegliere chi li dirigerà nei prossimi cinque anni

giovedì 30 agosto 2012

Angola: al voto per la terza volta fra speranza e rassegnazione

Un poster dell'Mpla con Josè Eduardo Dos Santos

Il 31 agosto del 2012 per gli angolani, la cui indipendenza dal Portogallo è stata dichiarata nel 1975, sarà un altro di quei giorni che passerà alla storia. In più di nove milioni, su una popolazione di circa 17, andranno a votare in uno dei 10.349 seggi elettorali predisposti nelle aule scolastiche di altrettante scuole angolane. E' dal 5 di agosto infatti che i bambini di questo Paese non vanno a scuola per permettere al governo di organizzare le sue terze elezioni legislative. 

La prima tornata elettorale risale al 1992, quando alle legislative si abbinarono le elezioni presidenziali. In quell'occasione l'Mpla prese il 53% dei voti e l'Unita il 34, mentre le presidenziali incoronarono Josè Eduardo Dos Santos dell'Mpla come capo di stato con il 49% delle preferenze, contro il 43% del rivale di sempre, Jonas Savimbi dell'Unita. 

La seconda chiamata alle urne gli angolani l'hanno avuta nel 2008 quando ancora una volta, con numeri da "elezioni bulgare", l'Mpla ottenne l'82% delle preferenze. All'Unita non restò che un misero 10%.

Il 31 agosto 2012, dalle 7 alle 18.00, si torna alle urne e a seguito di una riforma costituzionale introdotta nel 2010, non si avranno contemporanee elezioni presidenziali, che sono state abolite. Come recita la nuova legge "il candidato che si trova al primo posto nella lista elettorale che ottiene la maggioranza dei voti sarà automaticamente eletto presidente". Non a caso Eduardo Dos Santos è capolista dell'Mpla. 

Sono 5 i partiti politici che corrono in queste elezioni: l'Mpla (Movimento popolare per la liberazione dell'Angola), l'Unita (Unione Nazionale per l'Indipendenza totale dell'Angola), l'Fnla (Fronte nazionale per la liberazione dell'Angola), il Cpo (consiglio consultivo per l'opposizione politica) e il Papod (Partito popolare per lo sviluppo) e 4 le coalizioni: Fuma (Fronte unito per il cambiamento dell'Angola), Prs (Partito del rinnovamento sociale), Casa-ce (Convergenza ampia per la salvezza dell'Angola) e Nd (Nuova democrazia). 

Candidati alla presidenza in quanto capolista delle rispettive formazioni politiche sono: Isaias Samakuva (Unita), Josè Eduardo Dos Santos (Mpla), Lucas Ngonda (Fnla), Eduardo Kuangana (Prs), Quintino Moreira (Nd), Antonio Muachicungo (Fuma), Anastacio Joao Finda (Cpo), Artur Quixona Finda (Papod), Abel Chivukuvuku (Casa-ce).

Sono nove i pretendenti al posto di presidente ma la battaglia (forse per gli altri già persa) si gioca fra l'onnipresente Josè Eduardo, detto Ze Dù e i due leader dell'Unita, Isaias Samakuva e Abel Chivukuvuku, fuoriscito dal partito di recente per creare Casa-ce, formazione che si proclama nuova e democratica, sola alternativa - insiste Chivukuvuku - credibile allo strapotere dell'Mpla. Un potere che affonda le sue radici negli ultimi dieci anni di vita di questo Paese, gli unici trascorsi in pace dopo una massacrante guerra civile iniziata nel luglio 1975.  

Nella guerra entrarono in campo contrasti etnici e interni e forze straniere interessate alle risorse locali, petrolio e diamanti. L'Mpla, movimento marxista-leninista, che organizzò una sorta di dittatura mono-partitica, al tempo appoggiata da Cuba e dall'Urss e l'Unita, di risposta, sostenuta dagli Stati Uniti e dal vicino Sudafrica, ingaggiarono una lotta senza esclusione di colpi. Il conflitto, iniziato nel novembre del 1975 con l'invasione dell'Angola da parte del Sudafrica dell'apartheid, vide l'intervento di migliaia di soldati cubani e si protrasse per anni, decimando la popolazione. Si giunse infine alla firma di un accordo di pace siglato nel dicembre del 1988 a New York. 

Nel 1991 le truppe straniere si ritirarono e nel 1992  si tennero le prime elezioni presidenziali che, come detto, videro la vittoria del MPLA. Josè Eduardo Dos Santos, successo ad Agostino Neto nel 1979 alla guida del Paese, fu confermato nella carica, la cosa non piacque all'Unita di Savimbi e il paese rientrò in una nuova fase di guerra civile. 

Intanto Dos Santos in politica interna rimodernò le istituzioni, si scrollò di dosso i metodi marxisti e in politica estera si alleò con Stati Uniti, Gran Bretagna e Portogallo. L'Unita disorientata andò allo sbando mentre morivano in guerra più di 1 milione e mezzo di angolani, dilaniati anche da molti milioni di mine. La guerra finì definitivamente solo con la morte di Savimbi nel 2002.

Da allora è stata solo crescita. Una crescita esponenziale che ha portato il Paese ad avere un aumento del Pil del 12% l'anno, a produrre 2 milioni di barili di petrolio al giorno, a estinguere il suo debito con il club di Parigi, a fare della Cina il suo miglior partner commerciale, a diventare il 4' produttore mondiale di diamanti e tanto altro. 


La nuova Marginal di Luanda 
Questa immensa crescita è la migliore campagna elettorale per l'Mpla che fra le altre cose non l'ha fatta passare inosservata. Televisioni, giornali, radio, pubblicità stradale non hanno fatto altro in questi ultimi mesi che raccontare le inaugurazioni di infrastrutture ad opera del governo e con la presenza di Dos Santos.

Non si può negare, questa è l'Angola, o almeno ne è un aspetto, il più scintillante, quello che attira la fiducia e i capitali stranieri, quella che porta voti e da privilegi. 

C'è però un'altra Angola. Una Angola che non produce più agricoltura e che si basa tutta su petrolio e diamanti, una Angola con l'87% della popolazione sotto la soglia della povertà (dati Undp), un Paese con un tasso di analfabetismo che tocca il 56% della popolazione.

Questa è l'Angola del fango, delle case di paglia, delle fogne a cielo aperto, delle taniche per trasportare l'acqua, delle candele per fare luce, delle scuole sovraffollate, degli ospedali davanti ai quali si resta a dormire sui marciapiedi in attesa di un ricovero che non arriva se non a pagamento o con qualche spintarella.


Questa Angola non piace, non ha diritto a essere raccontata, tutti fingono che non ci sia, che si tratti di una "malelingua" oppure, se ci si accorge che c'è, la si classifica come un incidente momentaneo, un errore del sistema altrimenti perfetto. Un sistema che privilegia le grandi infrastrutture e che ha lasciato indietro lo sviluppo di una adeguata rete idrica, elettrica, fognaria, come di un accettabile sistema sanitario e scolastico. Sono cose che poco importano a chi vive in ville miliardarie, si muove con macchine di lusso, studia privatamente si fa curare all'estero. 

E' difficile fare passi verso il cambiamento, verso il nuovo che è sempre ignoto. Questo nuovo angolano poi ignoto lo è davvero perchè se almeno in campagna elettorale ciò che è nuovo avesse avuto spazio sui media forse se ne saprebbe qualcosa. Invece questo spazio non c'è stato. Ovunque e dovunque campeggiava un solo volto e un solo colore, quello di chi già comanda.

Qui domani si vota e anche se capisco che non è facile fare salti nel buio quando alle spalle si hanno solo dieci anni di luce, suggerisco agli amici angolani  un piccolo ma significativo gesto, una x su uno dei 9 contendenti che fino ad oggi non ha avuto voce, almeno per dire che si può governare (e farlo più democraticamente) anche se non si raggiunge l'87% dei voti. 





mercoledì 22 agosto 2012

Ambasciatore: buoni i rapporti fra Italia e Angola

L'Ambasciatore Giuseppe Mistretta con il Ministro degli Interni italiano in visita a Luanda


"Gli scambi fra Italia e Angola sono aumentati di quattro volte". Lo ha detto l'ambasciatore italiano a Luanda, Giuseppe Mistretta, durante una visita ufficiale all'Expò di Huila, una importante Fiera del commercio internazionale. 

"L'interscambio commerciale con l'Angola - ha specificato il diplomatico - è passato dai 300 milioni di euro nel 2009, ai 1.700 milioni del 2011". Anche le esportazioni di beni dall'Angola all'Italia, ha continuato, sono aumentate. 

"L'anno scorso - ha dichiarato - per la prima volta l'Italia ha importato una grande quantità di petrolio, cosa che ha fatto salire i numeri dell'interscambio". Ora Mistretta si aspetta che anche per quest'anno si mantenga il livello di circa 2 mila milioni di euro di interscambio, "non solo con l'aiuto del settore petrolifero - ha precisato - ma anche con altre esportazioni e investimenti italiani in Angola". 

Mantenere il livello non sarà però facile dal momento che l'Italia non ha linee di credito dedicate, a differenza di altri Paesi europei, qui in Angola. Ciò significa che tutto l'interscambio fra Italia e Angola è frutto della sola iniziativa privata di imprenditori e finanzieri che possono contare unicamente sull'aiuto della nostra ambasciata in loco che fornisce "tutto l'aiuto e le indicazioni possibili", ha spiegato Mistretta. 

La visita all'Expò è stata anche occasione per il nostro ambasciatore di definire "eccellenti" le relazioni bilaterali Italia-Angola, come ha dimostrato la recente visita del Ministro degli esteri locale Chicoti in Italia. 

L'Italia è presente in Angola non solo attraverso l'Eni e un certo numero di aziende italiane, ma anche grazie al lavoro della cooperazione internazionale che si realizza attraverso Ong di sviluppo presenti nel Paese già dagli anni '80.

Con riferimento alle prossime elezioni generali, previste per il 31 agosto, l'ambasciatore ha affermato che sta osservando con quanta tranquillità si sta svolgendo il processo elettorale e si è detto fiducioso che "le elezioni andranno bene".

martedì 21 agosto 2012

Il clima elettorale in Angola



Meno dieci giorni alle elezioni in Angola e l'atmosfera comincia a scaldarsi. Sono già tre le manifestazioni annunciate per i prossimi giorni. Una, organizzata dall'Unita, è prevista per il prossimo sabato 25 agosto e fra le motivazioni c'è la richiesta di risposte da parte della Cnei (Commissione nazionale elettorale indipendente), su alcune domande avanzate circa le procedure di trasparenza messe in atto per assicurare la regolarità della prossima tornata elettorale.  Per lo stesso giorno, lo ha annunciato oggi la radio, ci sarà una contro manifestazione organizzata dall'Mpla, l'attuale partito di maggioranza. 

Un'altra protesta è prevista per martedì 28 agosto. Questa volta a scendere in piazza, dopo averlo già fatto più volte nei mesi scorsi, saranno i veterani della guerra che chiedono di essere reinseriti nelle liste di coloro che ricevono sussidi per aver speso la loro vita a combattere per la libertà e la pace dell'Angola. 


Mentre qualcuno già si prepara a scendere in piazza, il Movimento di opposizione Central 7311 invita i più timorosi a mettere nella protesta solo la faccia. E' di oggi infatti il lancio di una campagna on line che si chiama "cittadino in protesta permanente". Si invita chiunque abbia un motivo per lamentarsi dell'attuale sistema, ma abbia paura a farlo scendendo in piazza, a inviare la foto della propria faccia con la motivazione della personale lamentela. I volti sono già arrivati e nella simbolica carta d'identità digitale creata dalla Central 7311 che li accompagna c'è il motivo dell'adesione alla campagna. In molti scrivono "giustizia", "pace sociale", "uguaglianza piena", "libertà" e così via.

Dall'uomo della strada arrivano segnali contrastanti. C'è chi ritiene che per l'Mpla sarà un nuovo oceanico successo, sulla scia di quello già ottenuto nelle precedenti elezioni del 2008 (quasi l'82%) e chi invece ritiene che questa volta lo scarto non sarà così consistente. Luanda, dicono in molti, è stanca di parole e vuole i fatti. 

Ne emerge un difficile dialogo. Da una parte c'è l'attuale governo che sbandiera le opere realizzate e la crescita esponenziale del Pil, tutte cose vere e verificabili, dall'altra c'è la gente comune che vive nelle baracche, senz'acqua e senza luce. Nel gap di questo scontento si anniderà il numero di seggi che forse questa volta il partito del presidente perderà. 


Resta però un'incognita, quella che turba le notti dei capi dell'Unita e sta tutta nei numeri. 9.757.671 sono gli elettori che potranno votare il prossimo 31 agosto. Di questo numero, 7.057.671 hanno "attualizzato", come richiesto dalla legge elettorale, i loro dati ricevendo in cambio un "cartao eletoral" con il quale presentarsi al seggio attribuito il giorno delle elezioni. I restanti 2.700.000 invece corrispondono a persone che hanno votato nel 2008, ma che non hanno attualizzato i loro dati come richiesto per legge. La Cnei, per risolvere il problema, ha dichiarato che anche loro potranno votare, ma allora tutti i controlli e le file fatte da chi ha attualizzato i suoi dati? E' un bel numero questo, un numero che può fare la differenza e in molti qui in Angola lo sanno. 

lunedì 20 agosto 2012

L'Angola a pochi giorni dalle elezioni



L’Angola dall’alto non si può fotografare.  Lo dice forte e chiaro il comandante dell’aereo prima di planare, così a immortalare in fase di atterraggio, l’immensa distesa di baracche che circonda la città, non resta che qualche neurone del cervello.
Impedire di stampare quell’immagine non basta a cancellarla, né tanto meno possono farlo i cantieri dei grattacieli in costruzione nell’Angola che cavalca la tigre della crescita economica, a dieci anni dalla fine di un trentennale conflitto interno. Quindi mi dico che se anche è vero che l’Angola cresce, al momento non sembrano ancora essere in molti a goderne i frutti.
Con quell’istantanea nella testa e questa inevitabile conclusione, metto i piedi a terra a Luanda, quando mancano tredici giorni alle elezioni generali che dovranno riconfigurare il Parlamento e definire chi sarà il nuovo presidente. A correre sono i due principali partiti storici, quello al governo, l'Mpla e quello all'opposizione, l'Unita e una serie di piccoli partiti fra cui spiccano però almeno due coalizioni democratiche che sono la voce di una piccola ma attiva parte della popolazione che fa opposizione vera a questo governo. 
Mentre mi appresto a fare un giro della città mi tornano alla mente le campagne elettorali in Algeria, quando Buoteflika correva per la terza volta, e in Brasile, quando Cardoso era ormai agli sgoccioli. Ovunque, nel paese nordafricano come in quello sudamericano, campeggiavano grandi manifesti con i volti e i colori di partiti e candidati, i giornali erano pieni di “botta e risposta” e le televisioni e le radio trasmettevano “faccia a faccia” e tribune politiche, eppure non è che si trattasse, almeno allora, di paesi così all’avanguardia in fatto di democrazia.


Percorro il lungomare, la Ilha, Maianga, la Samba, Luanda sul e ciò che vedo è un solo volto e una sola tripletta di colori.
Decido allora di comprare il giornale, il Jornal de Angola e di accendere la tv, la TPA, anche di ascoltare la radio, Radio Nacional e pure lì non trovo che parole e persone di un solo partito.
Devo ammettere che la cosa non mi sorprende più di tanto ma quello che mi lascia un senso di dejà vu avendo assistito ai discorsi del vecchio leader libico quando parlava di “redistribuzione” è il motto scelto dall’attuale presidente per reclamizzare il suo partito, “Angola per crescere di più e distribuire meglio”.

giovedì 2 agosto 2012

Al via la campagna elettorale in Angola...


Mentre il cacimbo, la stagione secca che dura da maggio a fine agosto sta per finire, l’Angola lancia la sua campagna elettorale. Trenta giorni per convincere il popolo a votare uno dei cinque partiti scesi in campo o una delle quattro coalizioni. Il capolista del partito o della coalizione che avrà raccolto più voti sarà il nuovo presidente, come dettano le nuove regole elettorali introdotte da una recente revisione costituzionale.
I due principali partiti del Paese, l’MPLA, e l’Unita, hanno scelto di dare avvio alla loro campagna elettorale in una cittadona satellite di Luanda, Viana, da cui ogni giorno scendono verso la città decine di migliaia di individui appartenenti a un ceto sociale che è sulla soglia della povertà.
Il target dunque, per l’attuale presidente, Josè Eduardo Dos Santos, come per il suo rivale Isaias Samakuva, appare essere proprio quella larga fetta di popolazione che non è ancora parte del sistema, non avendo incarichi pubblici e non essendo impiegata in alcuna azienda, ma che tiene in piedi il Paese con la pratica dell’”economia informale”.
Si tratta di elettori che non godono dei privilegi di una elite cresciuta nel benessere conferito dall’estrazione di diamanti, gas e petrolio. Sono persone che, in una città considerata da uno studio della Mercer Consulting, la seconda più cara al mondo dopo Tokyo, legano la loro sopravvivenza quotidiana proprio a questa pratica.
Scambio di merci, raccolta, trasporto e vendita delle taniche d’acqua, che non è corrente, vendita al pezzo di generi alimentari, vendita di prodotti agricoli locali in immense piazze e mercati dove si trascorre la giornata con i figli al seguito.
I programmi sbandierati dai partiti sono bellissimi, soprattutto quello dell’MPLA che è tutto imperniato sul “combate a fome e a pobreza”, combattere la fame e la povertà, in effetti chi meglio dell’MPLA può decidere di farlo? Mi domando solo se queste poche parole riusciranno davvero a convincere chi di fame e pobreza si nutre tutti i giorni.