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giovedì 13 settembre 2012

Agostinho Neto: i 90 anni di un eroe/poeta angolano

Il Monumento a Neto nella piazza di Catete

C'è un uomo in Angola su cui sono tutti d'accordo, sulla cui memoria non ci sono divisioni né odi atavici. Si chiama Agostinho Neto ed è considerato insindacabilmente l'eroe della nazione, il fondatore dell'Angola, nonché una delle figure più rappresentative fra quelle che hanno lottato per la liberazione dell'Africa da ogni colonialismo. 

Neto è stato il primo presidente dell'Angola liberata dal dominio portoghese e lo è rimasto dal 1975 al 1979, quando è morto a causa di un cancro, ma quei 4 anni sono bastati a fare di lui un indimenticato e rimpianto eroe-poeta. 

Padre fondatore dell'Mpla, il Movimento popolare di liberazione dell'Angola, scrisse alcuni saggi, ma sono soprattutto le sue poesie a essere ricordate in questi giorni dalle radio locali, quelle in cui scandiva le sue convinzioni in modo duro e diretto contro il potere coloniale e a favore di una riscoperta della cultura tradizionale angolana.

"Creare con occhi asciutti risate sopra lo sfregio della tortura / coraggio dalla punta degli stivali del colono / forza nei frantumi delle porte violate / fermezza nel sangue rosso del rischio / creare / creare con gli occhi asciutti (…)" scriveva.

Il 17 settembre si festeggerà il suo 90' anniversario. Il programma delle festività è lungo e comprende diverse manifestazioni culturali e sportive, che vanno dalle cosiddette "maratone" nei quartieri, durante le quali si mangia, si canta e si balla fino a notte fonda, a sfilate carnevalesche, a gare di ciclismo, da Luanda a Catete, cittadine da cui proviene l'eroe. 

In concomitanza con questo anniversario la Fondazione Antonio Agostinho Neto ha anche lanciato una completa opera sulla storia recente dell'Angola dal titolo "Agostinho Neto e la liberazione dell'Angola, 1949-1974" frutto di ricerche e studi svolti soprattutto su documenti originali e mai usciti prima dagli archivi della PIDE-DGS (Polizia Internazionale di Difesa dello Stato), la famigerata polizia politica del regime portoghese di Salazar poi diventata Direzione Generale della Sicurezza con la morte del dittatore portoghese, che fra le altre attività di spionaggio e repressione tipiche di un regime, controllava anche i movimenti indipendentisti in Angola e Mozambico. Il volume ha dunque tutte le premesse per essere una lettura di  un certo interesse per chiunque voglia sapere come è andata davvero la guerra di liberazione dell'Angola dal Portogallo.

Parabens Agostinho!


lunedì 6 febbraio 2012

Un giorno da ricordare


Non è un giorno come un altro il 4 febbraio per gli angolani. E'  piuttosto un giorno speciale, uno di quelli da ricordare negli anni. Uno di quei giorni che segna la storia e il destino di un popolo. 
La mattina del 4 febbraio del 1961 un manipolo di uomini armati solo di disperazione e coraggio, oltre che di qualche bastone, fece irruzione in due prigioni di Luanda per liberare i compagni, prigionieri politici, che vi erano detenuti. 
La risposta di quello che allora era il regime coloniale portoghese fu brutale. La temuta polizia fascista dell'epoca, la Pide (Polizia Politica del Nuovo Stato di Antonio Oliveira Salazar), assassinò, torturò, massacrò e imprigionò coloni in tutto il paese senza nessuna distinzione. 
La brutalità fu tale che quel giorno scattò la lotta per la liberazione dell'Angola dai portoghesi terminata 14 anni dopo con la proclamazione, l'11 Novembre del 1975, dell'Indipendenza Nazionale. 
Nell'Angola indipendente il 4 Febbraio è commemorato come il Dia do Inicio da Luta Armada e ogni anno si sceglie una città dove svolgere gli avvenimenti principali della commemorazione. Quest'anno a stare al centro dell'attenzione è stata Porto Amboim, provincia di Kuanza Sul. 
E' con orgoglio, da parte dei più vecchi e con una strana indifferenza, da parte dei più giovani, che quest'anno gli angolani hanno ricordato l'inizio della loro indipendenza. Non è mancato neanche, ma quello in fondo lo si trova nei loro occhi tutti i giorni, quel pizzico di soddisfazione con cui oggi guardano ai portoghesi che a migliaia lasciano il Portogallo in declino alla ricerca disperata di un posto al sole nell' Angola in crescita.