lunedì 25 novembre 2013

Angola: no protest, less freedom!


After two years trying to go in the street for any pacific protest and never succeding it's finally more then clear that in Angola is forbidden any kind of protest. 

The country is facing what the people here call dittatura eduardiana something that has been going on for 32 years. And a leitmotif during these last few years is became 32 is enough!

As a matter of fact in this democratic country, today more then ever is evident, there's no room for any critic, debate, opinion that looks even slightly against the government.

Saturday morning all over Angola (...not only in Luanda), many people woke up, took a bottle of water, a hat, some of them took also a poster handwritten with the names of two angolan dissidents declared killed few days ago for political reasons, with the aim to join the streets. 

But what happened is that just few of them had the chance to even arrive at the meeting point of the pacific manifestation. 

Most of them once there, probably just wanted to have the chance to walk pacifically through the streets of their towns saying loudly "we deserve respect, we deserve to live in peace, after having won the fight against the colonialist and after having fought a fratricidal war," just in order to say we won't die for political reasons in this country in 2013, after more then 10 years of peace!

Instead of being free of doing it, when they woke up they discovered the manifestation had been forbidden by the government for "security reason"

Then, at least in Luanda, the police dispersed, mostly with the use of tear gas and water jets, the protesters gathered close to the Sant'Anna Cemetery, the start point of the manifestation, and arrested dozens of people. 

According to the "Report on human rights practices in 2012 in Angola" realized by the State Department of the United States,  bureau of democracy, human rights and labor, the three most important violations of human rights in Angola are "corruption, limits on freedom of assembly, association, expression and limits on press freedom".  That's it!  






mercoledì 20 novembre 2013

A very hot angolan summer...


In this Country full of contraddictions it happen to live in the same day many different experiences such us watching an italian movie at the Luanda Film Festival, visiting an Expo on "car accidents", listening to some radio debates on what happened to two dissidents declared killed by the state attorney and read on the very first page of the governmental newspaper Jornal de Angola about the totally unexpected turnover in a top governmental position such as the head of the intelligence department!

So eventhough I've been doing many things in order to keep my mind busy, today, whatever I do, I can't stop seeing the face of the two angolan members of the "Movimento Revolucionário" and of the "Juventude Patriótica de Angola".   They were very active in organizing pacific rallies in town. They  are now declared murdered according to a state attorney's memorandum spread few days ago. 

Cassule and Kamulingue, those the names of these two guys disappeared almost six months ago and now declared both dead, in the picture published on the web, have a sad look and a concerned expression on their faces. 

What happened is slightly alarming most of all if the government pretend to be "democratic, peaceful and legally elected" and the more it looks alarming if you try to compare the news, two young dissidents mysteriously disappeared few months ago, now declared killed and at the same time the head of the governmental body who is in charge of controlling any "different voice", being put aside after a strong campaign held by Cassule and Kamulingue's families and friends in order to discover what is really happened to them!

On the 27 and the 29 of June 2013, first Kamulingue and then Cassule have been kidnapped, while the first one was in a rally of ex-servicemen asking for being affirmed their right to receive a 
pension and the second one went to police station to discover what happened to his friend.

Cassule, who's life is told in many web sites, was a prominent political activist who has been in prison for more than six times, always by political reasons. He left a widow and four young children.

The fact that, according to the news spread by the two movements and by some website (Club-K) other young pacific protesters are in jail, probably ten of them, just like happened to Cassula and Kamulingue, and the fact that there are no news on them, provide a bad feeling on what's going on in this country. 

So, while summer at this latitude is blooming, Angola seems to be on the brink of a large wave of strife. Actually, a huge demonstration called by UNITA, the second largest political party in Angola, is going to be held next saturday 23rd of november in town,  "to perturb" the public peace (says today the Mpla spokesperson), "against governmental repression and to express the deep outrage for the murder of Isaias Kassule and Alves Kamulingui" according to the UNITA organizers. 

mercoledì 13 novembre 2013

Intercampus a Luanda: giocare è un diritto!

Massimo Seregni, Lorenzo Forneris e Juri Monzani - allenatori/educatori di Intercampus

Restituire ai bambini il diritto al gioco in quelle zone del mondo dove i minori per motivi politici, storici, geografici sono svantaggiati. Con questo obiettivo gli allenatori/educatori di Intercampus  sono arrivati in Angola per dedicarsi a una settimana di formazione rivolta ai giovani delle favelas di Luanda.

E' dal 1997 che Intercampus realizza questo tipo di interventi sociali e di cooperazione a lungo termine, attraverso 25 programmi in altrettanti Paesi con il supporto di 200 operatori locali.

Intercampus, progetto sociale dell'Inter presieduto da Carlotta Moratti, utilizza l'attività del calcio come strumento educativo per restituire a 10.000 bambini tra i 6 e i 13 anni il gusto del gioco e quello del divertimento, il diritto al gioco, come momento formativo importante. 

E' con questo spirito di allegria e desiderio di trasmettere la propria esperienza che tre dei molti allenatori/educatori membri di Intercampus, Massimo Seregni, Juri Monzani e Lorenzo Forneris, sono atterrati a Luanda dove nel quartiere di Mota, appoggiati alle strutture dei Salesiani di Don Bosco, si stanno dedicando alla formazione di qualche decina di adulti e di qualche centinaia di bambini. 

"L'obiettivo -spiega Lorenzo ai giovani intervenuti al corso di formazione - è capire che allenare non vuol dire creare dei campioni, dare false speranze, ma aiutare dei bambini a diventare uomini o donne migliori". 

Il programma della settimana di corso Intercampus è intenso con incontri sia teorici che pratici dove si spiegano le tattiche del calcio, la tecnica, ma soprattutto le modalità di approccio all'infanzia, tutte mirate a rendere il calcio un momento di gioco, di vero divertimento "in grado di formare non solo il corpo ma anche la mente" spiega Juri.  

Il corso si svolge nel cuore di Mota, una zona svantaggiata della città dove le strade sono sterrate, le case sono fatte di lamiere, il sistema fognario è inesistente e quando piove il fango stagna per settimane causando casi di malaria, tifo, e anche colera. 

In questo contesto insegnare attraverso il calcio che malgrado tutto il gioco è un diritto è il difficile compito di questi tre educatori che con costanza e coraggio fino a venerdì 15 novembre lavoreranno fianco a fianco con i futuri educatori/allenatori angolani.  



Intercampus è presente in Angola dal 2008. Altri Paesi in cui è operativa sono: Argentina, Bolivia, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cambogia, Camerun, Cina, Colombia, Congo, Cuba, Iran, Israele, Italia, Libano, Marocco, Messico, Palestina, Paraguay, Polonia, Romania, Tunisia, Uganda, Ungheria, Venezuela. 

lunedì 28 ottobre 2013

ANGOLA: atti di vandalismo contro il Santuario di Mama Muxima


Si è svegliata scioccata questa mattina la popolazione angolana per gli atti di vandalismo contro i beni e le immagini sacre del Santuario di Nossa Senhora de Mama Muxima, situata a 130 chilometri da Luanda e a 90 da Calumbo sulla riva sinistra del fiume Kwanza.

Una banda di sei giovani, appartenenti secondo una nota governativa, a una setta facente capo alla Igreja Profetica da Arca de Belém Judaica, nella notte fra sabato e domenica si è introdotta nel santuario e ha gravemente danneggiato la statua della Madonna di Mama Muxima e altre immagini sacre.

La Chiesa cattolica in Angola non è nuova a questi attacchi, a ricordarlo è anche un padre salesiano che opera in Angola da molti anni. Gli appartenenti alle sette tentano continuamente di attirare nuovi adepti e un modo è quello di sminuire il ruolo della Chiesa e di insinuare nelle menti di molte persone semplici l'idea che il culto delle immagini sia idolatria e sia da condannare.

Principale luogo di pellegrinaggio per i cattolici dell'Africa australe e meridionale, Mama Muxima riceve ogni anno milioni di fedeli provenienti anche da Spagna, Portogallo, Germania e Brasile.
L'ultimo pellegrinaggio risale al 31 agosto di quest'anno quando circa un milione di persone è passato per il Santuario di Mama Muxima per trascorrere alcune ore in preghiera.

Il Santuario, considerato in Angola patrimonio nazionale, risale al XVI secolo. "E' una prova per la nostra fede" ha affermato questa mattina Padre Abilyo Reyes, rettore del Santuario, intervistato dalla locale TV Zimbo, "ci hanno inflitto un danno non solo materiale e culturale ma anche spirituale".
"La popolazione è scioccata" ha aggiunto il religioso che ha anche riconosciuto l'immediata azione della polizia che ha già catturato i sei vandali e la solidarietà del Governo angolano.






martedì 15 ottobre 2013

Angola: una questione di tempismo e matematica...

Bambini a Mota - Luanda

Mentre percorro le strade infangate e sporche di Mota, un quartiere povero di Luanda, la radio manda in diretta nazionale un discorso del presidente della repubblica angolano Josè Eduardo Dos Santos

E' il messaggio di apertura della seconda Assemblea Generale della terza legislatura di questo paese uscito dalla guerra civile nel 2002, pronunciato martedì mattina nella capitale.

Sono passati più di dieci anni da allora e le parole del presidente continuano a battere, come per ogni suo intervento pubblico, sull'importanza della pace. "La situazione è stabile e la pace si sta consolidando" afferma Dos Santos che continua sottolineando come occorra "recuperare il tempo perduto con la guerra". 

Solo in seconda battuta il presidente si sofferma sul problema "dell'ingiustizia sociale". Mentre lui ne parla io la vedo scorrere davanti ai miei occhi. 

Bambini che escono da scuole buie e senza finestre fatte di fango e paglia, donne che fanno la coda con le loro taniche gialle all'unica fontana pubblica del quartiere aperta solo qualche ora al giorno, di qualche giorno del mese. 

"L'ingiustizia sociale - va avanti il presidente fra gli applausi dei deputati - è un problema inerente a questa fase storica della nazione", "ma la speranza - dice convinto - di un futuro migliore per tutti gli angolani è forte".

Parte poi citando una serie di cifre riguardanti l'economia e la finanza, la crescita del prodotto interno lordo nazionale e mondiale, le fatiche dei Brics, la crisi dell'Europa, i dati del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, fino a citare, non senza un tono di rammarico, quelli inerenti il settore petrolifero che ha fatto in questo ultimo anno registrare una crescita "pari solo al 5,6%, molto bassa rispetto alle stime che davano un tasso di crescita della produzione petrolifera pari al 17,7%". 

Poi, sempre mentre davanti ai miei occhi scorrono le immagini di strade senza fognature, di scuole fatiscenti, di centri di salute dove non manderemmo neanche i nostri amici animali domestici a curarsi, Dos Santos afferma che "l'esecutivo si sta occupando di consolidare, oltre alla pace anche lo sviluppo" e da qui l'elenco delle percentuali di popolazione con accesso a acqua potabile, sistema elettrico, sistema fognario, sistema scolare, merenda scolare, sanità pubblica che nel complesso si aggira intorno al 50% della popolazione

Mentre torno a casa e bloccata nel traffico vedo sfilare sulla Samba con le loro sirene e la scorta le macchine dei deputati fino a poco prima chiusi in assemblea, penso che, sarà pure un problema di tempismo, ma aver ascoltato quel discorso proprio mentre attraversavo una favela, lo fa sembrare retorico e falso, e penso anche che, è vero, con i numeri non sono mai stata brava, ma a me sembra proprio che qui, ancora una volta, qualcuno continui a non raccontarla giusta!

venerdì 20 settembre 2013

Il punto sulla criminalità a Luanda



E' la fine di maggio 2013 quando la polizia decide di dare una stretta forte contro la criminalità che impazza nella capitale angolana. Il comando della Polizia Nazionale di Luanda comincia una serie di operazione di prevenzione e lotta al crimine che portano nel giro di poche settimane all'arresto di molti bandidos

Addirittura nella sola notte del 26 maggio furono arrestate 211 persone. L'obiettivo del comandante della polizia di Luanda, all'epoca una donna, Elizabety Ranque Franque, è ripulire la periferia della città e ridare ai cittadini "quel senso di sicurezza che ormai manca da tempo", parole sue riportate dal Jornal de Angola del 27 maggio. In quei giorni si registra una diminuzione dell'indice di criminalità in città.

Sono passati tre mesi e quel senso di sicurezza della cittadinanza sembra già svanito nel nulla. Qualcuno afferma che i gatunes, questo l'altro nome locale per bandito, sono stati rilasciati e si trovano di nuovo a piede libero, pronti ad attaccare chiunque appaia preda facile da alleggerire.

Le tecniche sono diverse. Si passa dall'attacco frontale, per strada, armati di colli di bottiglie rotte, a quello più organizzato, nei confronti di chi va in macchina.

I banditi, normalmente quattro su due motorini, si affiancano all'auto quando si trova bloccata nel traffico, uno da una parte e uno dall'altra, con un'arma alla mano, generalmente una pistola, intimano di abbassare il finestrino e consegnare tutto, soldi, telefoni, computer. 

Diverso è il caso in cui la macchina non sia bloccata nel traffico, allora un motorino si mette davanti e frena, uno dietro e, a meno che non si abbia il coraggio di speronare il mezzo fermo davanti, quello che segue è lo stesso, arma, finestrino, soldi. 

Non sempre le cose vanno lisce come l'olio e a volte ci scappa il morto o il ferito come è accaduto ieri, 19 settembre, proprio nella via di accesso al più grande Shopping Center di Luanda, il Belas. 

In pieno giorno, le 12.00, una coppia di giovani in moto ha sparato al fianco di un uomo che conduceva una macchina e gli ha rubato le due valigette che erano nei sedili posteriori dell'auto. 

Quello che è emerso dal racconto di alcuni testimoni, è che l'uomo era inseguito dai banditi sin dal momento in cui aveva ritirato i soldi in un vicino Bancomat. Il ferito, un locale, una volta accortosi di essere inseguito, ha tentato di entrare nel parcheggio del centro commerciale ma i banditi sono stati più veloci. 

La notte nei musseque intorno alla capitale trascorre invece al suono delle pistolettate di bande armate che generalmente attaccano le case di quegli abitanti "più agiati" che però, non disponendo di ingenti somme di denaro, sono costrette a vivere comunque nelle zone degradate della città. 

Pericolose sono inoltre le spiagge che si trovano nelle immediate vicinanze della città, quelle che alle spalle hanno interi quartieri dormitorio o vere e proprio favelas, dove le condizioni di vita sono peggiorate da quando il fenomeno della "riqualificazione della città di Luanda" ha portato, nel giugno scorso, all'abbattimento di interi quartieri poveri incastonati nella città, come gli agglomerati urbani di Kilombo, Flamingo, Area Branca e l'area chiamata Petrangol, nel Municipio di Sambizanga.

Gli abitanti di quelle favelas, quelli che non sono rientrati nei programmi governativi di riposizionamento nelle cosiddette "nuove centralità cittadine", si sono spostati più a Nord, lungo spiagge che un tempo erano più sicure, come quella dei relitti di Panguila, le spiagge di Santiago e Sao Miguel, ora zona di attacchi ai visitatori. 

E' questa, purtroppo, la realtà di Luanda, una città che sta faticosamente tentando di crescere e migliorare. Una città dove in un solo giorno possono accadere cose bellissime e cose tragiche. 

Prendendo il 19 settembre come esempio, in un solo giorno si è avuta l'inaugurazione dei Mondiali di Hockey su pattini, è stato presentato l'ultimo romanzo del più grande scrittore angolano, Pepetela, è stata tentata una manifestazione antigovernativa, prima approvata e poi, la mattina stessa dichiarata illegale dal governo, un uomo è stato colpito quasi a morte difronte allo Shopping Center simbolo della nuova Luanda, ricca e glamour, solo per citare qualche fatto. 

Cose che accadono in tutte le grandi città del mondo probabilmente, ma qui, a Luanda, a poco più di dieci anni dalla fine di una guerra fratricida e massacrante, con la prospettiva di diventare la città più ricca e produttiva di tutta l'Africa del Sud, tutta questa violenza, questa povertà, questo degrado, fa male. 

C'è tanto che si potrebbe fare, ci sono i soldi e forse, in alcuni casi, c'è anche la volontà, allora, perché aspettare?

giovedì 19 settembre 2013

Pubblicato l'ultimo romanzo di Pepetela: O tìmido e as mulheres


Torna Pepetela, scrittore angolano, autore di numerose opere letterarie e vincitore del Premio Camoes per la letteratura nel 1997. 

Lo fa con un romanzo che racconta la Luanda contemporanea attraverso la figura di un uomo, il protagonista e di un certo numero di donne che ruotano intorno a lui. 

O timido e as mulheres, questo il titolo dell'opera presentata oggi nei giardini dell'Uniao dos escritores angolanos a Luanda e in contemporanea a Lisbona, trasporta ancora una volta il lettore nel multiforme e contraddittorio paesaggio culturale e politico di una società, quella angolana, in forte trasformazione.

Già dalle prime righe, lette direttamente dall'autore al pubblico stretto intorno a lui in questo evento culturale angolano, emerge la simpatica figura di un eroe-antieroe, Heitor, scrittore all'inizio della carriera, il timido di cui sopra. 

Compare poi nel corso della lettura la sequenza degli altri personaggi, tutti intriganti, da Mariza, sensuale responsabile di un programma radio a Orquidea, altra poderosa figura femminile di questa storia ambientata fra la Luanda bene e i musseque (le favelas) di cui è contornata. 


"La storia - ha spiegato Pepetela al pubblico - è nata da una canzone che non sentivo da almeno quarant'anni e che una mattina mi sono ritrovato in testa". "La canzone - ha continuato lo scrittore - diceva più o meno così: quando calienta il sol aqui na praia..."

Da quelle note l'autore ha prodotto nel giro dei 6 mesi quest'ultima opera che "con la sua abituale maestria torna a sorprendere il pubblico disegnando un paesaggio imparziale e oggettivo dell'attuale società angolana, frutto di molti cambiamenti culturali e politici dovuti alla storia recente" come si legge sulla quarta di copertina. Allora, buona lettura!


domenica 15 settembre 2013

It is possible for a theory not to correspond to reality?




The happiest people in Africa apparently reside in Angola, according to a 156-nation survey published by the United Nations Sustainable Development Solutions Network.
Released Monday, September 9th, the 2013 World Happiness Report ranks the happiest countries around the globe and around Africa.

The Solutions Network, launched in August 2012, mobilizes scientific and technical expertise from academia, civil society, and the private sector in support of sustainable-development problem solving at local, national, and global scales.

The report identifies the countries with the highest levels of happiness: leading experts in several fields – economics, psychology, survey analysis, national statistics, and more – describe how measurements of well-being can be used effectively to assess the progress of nations.

The Report shows significant changes in happiness in countries over time, with some countries rising and others falling over the past five years. There is some evidence of global convergence of happiness levels, with happiness gains more common in Sub-Saharan Africa and Latin America, and losses more common among the industrial countries.

For the 152 countries with data available, happiness (as measured by people’s own evaluations of their lives) significantly improved in 60 countries and worsened in 41.

The Report also shows the major beneficial side-effects of happiness. Happy people live longer, are more productive, earn more, and are also better citizens.   

This year Angola happen to be the happiest Country in Africa in its 61st position between 152 Country surveyed.

So far so good, but it is possible for a theory not to correspond to reality?  The answer could be yes, bust let’s give a look to the following video and find out what people of Luanda think about it.




Adjaime, the director of a Street children's Shelter in town, gives his own idea of being happy in Angola. Then a young angolan student gives is own clue.

Adjaime: “I don’t know if we can consider Angola the happiest Country but is a Country in which people try to move forward when they face difficulties in a way that appeals to suffer as little as possible, smiling even if you are suffering, going through the difficulties of life, singing and dancing, I’m not sure it means to be happy, it is just a way to face the problems”
“So this is true if it means to feel good in your own soul and from a materialistic point of view, that’s why we cannot think of Angola as the happiest country of the continent but as a Country which try to solve the problems without being overwhelmed by the problems”

Dani: "Angola is the happiest Country in Africa because the families living in this country are always willing to help one each other.

giovedì 29 agosto 2013

BACK TO ANGOLA: THE TWO SIDES OF THE MOON



I'm back to Angola after a long summer break and my feelings are "what a nice and shilly weather!" 'cause here is still winter, better say cacimbo.

During this season the air is dry and fresh, the sky is blue and the sunset is so red and absolutely colorful.

During these last two months, as usual in a fast developing country as Angola actually is, the urban landscape has changed (and probably in someway also the human one!).

A number of roads have been paved, some buildings in construction are almost done and, in few cases, can show their marble coating or, in most cases, their prefabricated panels of chinese brand. 

The palm trees and the banana ones planted all over the new seafront, known in town as the Nova Marginal, are taller and bushier.

And least but not last a lot of social and sporting events have been done and are going to be held in Angola, such as the recent visit of Prince Harry to see landmine clearance work by a charity (Halo trust) championed by his late mother Princess Diana. 

Harry, according to BBC report, came to carry on his mother humanitarian work in south east Angola, which is believed to be the most densely mine area in Africa. 

Angola has also officially announced that will be attending the 2015 Milan Expo with a national pavilion in which there will be a special vegetable garden to highlight the importance of a health diet and good nutrition. 

On the sport side during our summer time (july and august) angolan government has been carrying on the construction of infrastructures in order to be ready for the 41st edition of the world championship of roller skate hockey in male set for September 2013.

The infrastructures for this sport event, three pavilion, being built in the provinces of Luanda, Namibe and Malanje, as part of the arrangements for the world championship of 2013, are estimated at Akz 8.6 billion, according to what said the deputy president for marketing of the Roller Skate Hockey Federation, Pedro Azevedo, last year.

Carrying on with what happened in this country while I was abroad, around 20 thousand ex angolan refugees, with the return of peace and the strong development of the country - the second largest oil producer on the continent - repatriate after their refugee status has ended. 

A year ago, Angola started with the organization of the repatriation of its nationals who had fled the long civil war that ravaged the country from 1975 to 2002. Nearly 3,000 angolans left Namibia to go back in the home country. They were much more likely (16 000) from the northern neighbor, the Democratic Republic of Congo (DRC), and more than 20,000 total returns with Zambia and Botswana. 

According to the International Organization for Migration representative in Angola, OIM, Daniel Poveda "in the north, many returned to their rural villages before finally moving to the cities in search of a job. The situation is rather mixed, it is difficult to make an overall assessment. The former refugees are simply facing the same challenge of all the Angolan population: find livelihoods". 

And here comes the "dark side of the moon", find livelihood happen to be the hardest occupation for most of the angolan people whom, while starving, are developing a new idea of what "social injustice" means.

The way to express its meaning are different and rather amazing. A group of hard rock lovers based in Huambo, where they run an orphanage, use the sonic assault of the world’s most aggressive genre “to clear out the debris from all these years of war” are expressing their anger through a  a new documentary ‘Death Metal Angola  which reveals the role that extreme music can have in the most unlikely of places.

On the other hand a group of youngsters, organized in a "revolutionary movements" (Núcleos Revolucionários municipais do Movimento Revolucionário) tired of being the whole day facing the two realities of Angola, the wealth of the few and the poverty of many, are planning a mass rally (or a smaller demonstration…) "against social injustice in Angola" to be held on September 19th from Largo da Independencia in Luanda. 

The list of their concerns is quite long, few instances could help understand their motivations: 

1. The drought and famine in southern Angola.

2. The ongoing demolitions and forced evictions of our defenseless populations and systematic occupation and privatization of our land by layer and corporate governance.

3. The constant violations of human rights and dignity of our zungueiras (street vendors).

4. The growing and insistent political intolerance and violation of the right to freedom of expression

and so on...

Stay tuned on Angola from Africawildnews, new stories and new videos!

martedì 25 giugno 2013

Angola donates $10 million to fund food security actions in Africa

Luanda by night

Angola announced it will give $10 million to the new Africa Solidarity Trust Fund administered by FAO, to be invested in promoting food security in Africa. 


The announcement, made by Afonso Pedro Canga, Minister of Agriculture and Rural Development of Angola, came at the official launch of the fund at a side event during the 38th FAO Conference, the Organization's highest governing body.

In announcing the contribution, Canga congratulated FAO for this initiative and said that the donation was a demonstration of solidarity from Angola and the fulfilment of a commitment made by President Eduardo dos Santos during an official visit by FAO Director-General José Graziano da Silva in January.

The fund became a reality in February with a first donation of $30 million by Equatorial Guinea. 

Speaking at the official launch of the fund in FAO, Teodoro Obiang Nguema Mbasogo, President of Equatorial Guinea, said "Africa is a continent abounding with agricultural potential, including forests, land - 60 percent of which is not farmed  - water, a young population.

"There are sufficient conditions for producing enough food for the people of Africa ... yet we are a net importer of food,"
he said. "We all have to do what has to be done to turn this trend around."

Cameroon, as well as civil society organizations from the Republic of Congo, have also contributed to the Africa Solidarity Trust Fund.

FAO Director-General José Graziano da Silva thanked Equatorial Guinea and Angola for their donations. He said they showed that African countries were ready to take on a bigger role in promoting food security not only in their own countries but in the region as a whole.

"There is greater solidarity 
and a clear understanding that, in a globalized world, it is not possible to achieve food security in only one country. I believe that we can all sense a growing political commitment to eradicate hunger, and the desire to transform this commitment into concrete action," he said.


The Director-General stressed that FAO's role was to support national and regional efforts in the fight against hunger. This was the spirit, he added, that led FAO to join forces with the African Union, the Lula Institute and other partners to organize a high-level meeting on food security in Addis Ababa on 30 June and 1 July, calling on all to participate. 

Source FAO

giovedì 13 giugno 2013

EMERGENZA SICCITA' NEL SUD ANGOLA: Caritas e Oxfam lanciano campagna di solidarietà

Sud Angola. fonte: portadeangola.com

Il Sud Angola è in grave pericolo a causa della siccità. A dare l'allarme è stata qualche settimana fa la Croce Rossa Internazionale. Ora a sottolineare la notizia è la Caritas angolana che, con l'appoggio di Oxfam, lancerà fra dieci giorni una Campagna di Solidarietà in favore del Sud Angola. 

Mesi e mesi senza pioggia hanno reso critica la situazione di quest'area in una nazione altrimenti dal clima tropicale e caratterizzato da un periodo di piogge e da un periodo secco chiamato Cacimbo.

L'epoca del cacimbo, iniziata il 15 maggio, si è aggiunta a un periodo già caratterizzato da assenza di piogge nelle province di Cunene, Namibe, Cuando Cubango, Huila e Benguela

Secondo fonti della Caritas angolana e dati dell'Ong internazionale Oxfam in Angola, sono 800.000 le persone colpite dalle conseguenze del clima secco. 

La mancanza di prodotti agricoli e acqua ha costretto la popolazione ad alimentarsi solo di radici e frutti silvestri il che sta causando problemi di salute soprattutto ai più piccoli. 

Pur non avendo ancora dati numerici certi la Caritas locale riporta alcuni decessi di persone e animali causati dalla carestia dovuta al clima secco. 

Per aiutare il Sud Angola in questo momento di crisi la Caritas avvierà a partire dal 23 giugno una campagna di solidarietà in favore del Sud Angola.


La campagna, che avverrà con l'appoggio di Oxfam, sará a livello nazionale, ma ogni provincia sará responsabile della raccolta. Una volta cominciata la raccolta, i beni saranno inviati nelle province di Cunene, Namibe, Cuando Cubango, Huila e Benguela.

Si potranno dare i seguenti tipi di appoggio:

1. Beni alimentari non deteriorabili come: pasta, riso, zucchero, farine, olio, prodotti in latta, e acqua.

2. Supporto logistico: mezzi di trasporto come camion e macchine, autocisterne, contatti per trasporto.

3. Beni non deteriorabili: cisterne in plastica per raccogliere l'acqua.

4. Forza lavoro: contattare le Caritas diocesane per sapere se c'é bisogno di volontari per organizzare il magazzino e controllare i beni.

5. Denaro: da depositare nei conti correnti

BANCO BIC kz n. conto 42862462.10.001 IBAN AO06005100004286246210126
BANCO BIC usd n. conto 42862462.32.001 IBAN AO06005100004286246232001
BANCO SOL kz  n. conto 20492745.10.001 IBAN AO06004400002049274510152


giovedì 6 giugno 2013

JOSE' EDUARDO DOS SANTOS: intervista in esclusiva dopo 22 anni

Il presidente angolano durante l'intervista rilasciata alla SIC

Dopo più di vent' anni, il presidente angolano rompe il silenzio, e rilascia alla TV portoghese SIC, nel corso del Jornal da Noite delle 20 locali, l'intervista che mancava, "la grande intervista". 

Josè Eudardo Dos Santos, uno degli uomini più potenti del mondo, ha raccontato in esclusiva a Henrique Cymerman i rapporti con Portogallo, Brasile, Cina, gli investimenti angolani all'estero, i semi della guerra e della pace, la ricostruzione, le diseguaglianze sociali. In quaranta minuti di intervista ben preparata e dai toni pacati e distesi il presidente Dos Santos ha delineato il passato e il futuro dell'Angola. 

Il giornalista della SIC Henrique Cymerman durante l'intervista

A 11 anni dal cessate il fuoco l'Angola descritta da JES è un paese in ricostruzione che cresce dell'8% l'anno. Un Paese che ha buone relazioni con tante nazioni. 

Parla di Israele, il presidente affermando che le relazioni che ha con l'Angola sono eccellenti e basate sulle grandi opportunità di affari legate ai settori della difesa, della sicurezza, della formazione del personale dei corpi di polizia. 

In quanto al Brasile, Eduardo fa affondare le radici delle buone relazioni con il paese sudamericano nel passato storico e nella comune lingua. "Dal Brasile - spiega -  sono venute grandi imprese di costruzione, energia, trasporto, parliamo la stessa lingua, abbiamo avuto lo stesso colonizzatore, dall'Angola sono partiti verso il Brasile molti schiavi che hanno contribuito a formare la nazione brasiliana". 

L' amicizia col Brasile, continua il capo di stato angolano, ha portato imprese forti come la Odebrecht, che dai tempi della guerra hanno dato grande apporto alla ricostruzione agendo nelle aree dell'industria, dell'agricoltura e della formazione di quadri.

In quanto alle relazioni di amore e odio con il Portogallo, ex-colonizzatore dell'Angola, con 200 mila portoghesi presenti nel paese, il presidente afferma che "le relazioni difficili sono superate". Il quadro dei rapporti Angola-Portogallo viene definito di  "amicizia e comprensione anche se ci sono ancora sacche di reminiscenze del passato".

In particolare il presidente angolano lancia un aperto invito ai portoghesi a recarsi in Angola perché "qui - spiega - abbiamo bisogno di personale formato e ben qualificato". 

Il discorso verte poi sugli investimenti angolani in Portogallo, in particolare quelli avviati dalla petrolifera locale, la Sonangol, visti in modo positivo da Dos Santos.

Sul rapporto con la Cina che riceve dall'Angola la metà del petrolio che estrae il presidente spiega " abbiamo fatto ricorso a questa cooperazione dopo la fine della guerra, quando la Cina ci mise a disposizione molto denaro per la ricostruzione". 

Ricorda poi l'incredibile opera sviluppata in soli 3 anni fatta dai cinesi, la costruzione di una città satellite con 20 mila appartamenti per una capacità di 200 mila persone che oggi sorge a soli 20 chilometri dal centro città. Sull'argomento case il presidente angolano approfitta della televisione portoghese per ribadire che il suo obiettivo è raggiungere il milione di appartamenti nei prossimo cinque anni. 

Sulle sfide future, la risposta dell'angolano è "formazione qualificata, mantenimento della stabilità politica, creazione di condizioni per la crescita economica e sociale". Il come è presto spiegato "l'Angola punta allo sviluppo dell'agricoltura e della produzione mineraria, sulla crescita dell'industria di trasformazione, sulla diversificazione". L'obiettivo è mantenere nei prossimi anni  i livelli di crescita dell'economia angolana che viaggiano sopra il 6% annuo. 

Sugli obiettivi sociali nessuna incertezza, torna il leit motiv dell'ultima campagna elettorale del rieletto presidente angolano  "vogliamo distribuire meglio la ricchezza e eliminare la povertà,  formare quadri nazionali e rendere competitive le nostre aziende"

La domanda arriva immediata: ma non preoccupa il gap fra ricchi e poveri? La risposta è secca "si tratta di un problema dibattuto in tutto il mondo, anche in Europa, la politica del nostro partito è combattere le diseguaglianze. Abbiamo il problema del sottosviluppo - continua JES - che però ci viene dai tempi delle colonie e si traduce in povertà". 

Il presidente inoltre si dice preoccupato di questo indice, ricordando che raggiunge il 35 - 36% della popolazione. "La povertà - sottolinea - sta soprattutto nelle persone che vivono nelle periferie delle città e nelle aree rurali e noi per combatterla vogliamo garantire la crescita dell'economia e ridistribuirla meglio con una buona politica fiscale".

Seguono domande scomode, ma le risposte sono sempre pronte e sintetiche. 

La corruzione?
JES "La corruzione esiste in tutti i paesi e non so se un giorno riusciremo a vincerla anche se abbiamo politiche contro la corruzione come il miglioramente dei salari, il rafforzamento di alcune istituzioni come il tribunale dei conti"

L'instabilità sociale?
JES "Non abbiamo secondo me instabilità sociale in questo momento. Il governo è sempre preoccupato dei problemi sociali e si occupa di salute, di rete scolare, gli alunni fuori dal sistema sono meno del 20%, di programmi di assistenza a bambini in difficoltà, agli anziani, agli  handicappati".

Le proteste dei giovani?
JES "ci sono giovani che protestano ma non sono mai più di 300, sono fenomeni molto localizzati"

Il rischio di una primavere araba angolana?
JES "Non penso che ciò che accadde con la primavera araba possa succedere qui. Ci hanno provato subito dopo la Tunisia, l'Egitto e la Libia.  La gioventù voleva fare grandi manifestazioni e usarono la rete sociale sul web ma la verità è che non arrivarono, non riuscirono perché c'è la convinzione che si sta lavorando in un modo positivo"

Le mine
JES "L'Angola è uno fra i Paesi più minati del mondo, era comparata alla Cambogia, con più di 6 milioni di mine sul territorio nazionale. Abbiamo un programma di sminamento dal 2003. Senza questo è impossibile la ricostruzione nazionale, tutta la linea ferroviaria era minata, lo stesso le strade, i ponti, i campi nelle zone agricole. Il 1' programma di smistamento ci è costato 100 milioni di dollari, le nostre forze armate sono state impiegate nello sminamento, oggi ci sono zone sminate dove si può tornare all'agricoltura, il processo va avanti". 

L'intervista si chiude sulla domanda che riguarda la transizionel. Eduardo Dos Santos, secondo leader africano da più lunga data,  pensa di lasciare?

"Si certo - dice -  Se ne parla nel mio partito, ma prima cosa occorrerà trovare un leader che possa sostituirmi nell'MPLA". 

Che farà dopo presidente?
JES "Forse scriverò memorie, ma io ho una fondazione e amo lo sport, sono un uomo di sport prestato alla politica"

mercoledì 5 giugno 2013

Luanda fra cronaca nera e quartieri rasi al suolo

Uno dei quartieri rasi al suolo a Luanda

Mentre in Italia l'Angola vince il Leone d'Oro e si gode una inattesa ribalta internazionale, a Luanda tira una strana aria.

La direttrice di una Banca è stata trovata fatta a pezzi. Tre poliziotti sono stati ammazzati da ignoti dopo l'uccisione di due simpatizzanti di un partito all'opposizione. Intere aree delle baraccopoli incastonate nel centro città sono state rase al suolo e le popolazioni che le abitavano si sono volatilizzate. Tutto questo solo nel corso delle ultime 72 ore. 

Quest'ultimo fenomeno in particolare qui lo chiamano "riqualificazione della città di Luanda", espressione che si può anche declinare in "radere al suolo e deportare".  


Camion portano via gli abitanti dei quartieri abbattuti
Nella sola notte fra sabato e domenica sono stati abbattuti gli agglomerati urbani di Kilombo, Flamingo e Area Branca, di fronte al mare, nei pressi di Chicala, poco sotto la Fortaleza di Sao Miguel e a pochi passi dalla nuova  Assemblea Nazionale, costruita in tempi di record e in tutto simile alla Basilica di San Pietro a Roma e l'area chiamata Petrangol, nel Municipio di Sambizanga.
Ruspe al lavoro nel bairro branco



Le ruspe gialle sono ancora lì, sulle macerie di baracche, case in pietra, negozi, magazzini, chiesette e scuole di fortuna. 

Fino a poche ore fa quelle aree pullulavano di gente, donne sedute in terra con la loro mercanzia, bambini, venditori ambulanti e di tutti i colori e gli odori della vita. 




Ora ci sono solo montagne di detriti e rifiuti,  camionette della polizia,  gruppi sparsi di persone sedute su piccoli monti di oggetti personali, un materasso, quattro sedie, due taniche gialle, pochi stracci. Ma dove sono andati tutti?



Piccoli gruppi di persone con le loro cose attendono di andare via

"Li hanno portati via" mi dice Zè. Lo incontro davanti a questa desolazione. Trasporta un piccolo trolley nero poco convinto, non sa bene dove andare ora che gli hanno abbattuto la baracca.


Un giovane con i suoi averi in una valigia lascia il bairro Kilombo
"Sono a Zango", mi dicono due ragazze, anche loro passano di lì poco convinte. Zango, che poi non è solo Zango perché c'è Zango 0, Zango Um, Zango Dois, e via fino a Zango 5 o 6, è una delle nuove centralidade, le città satellite, fatte costruire dal governo ai cinesi in  cambio di petrolio.

Per alcuni è la manna dal cielo, dicono i funzionari statali, ma per altri, è solo disperazione, viva, sotto gli occhi di tutti anche se radio e giornali di questi giorni non ne fanno parola. 

Il governo assegna appartamenti a chi viveva nelle baracche. Questo in teoria. Nella pratica molti restano senza niente. "Ci mandano a 30 chilometri dalla città, ma noi siamo pescatori" mi dice un uomo. Qui vivevano tutti di pesca e ora non sanno più cosa fare. 

Luanda - Bairro Petrangol raso al suolo nel fine settimana
Domando se le case siano state già assegnate. Con una alzata di spalle due ragazzi intenti a tirar fuori pezzi di ferro da una montagna di detriti nell'ex barrio Patrangol mi dicono che se non danno case danno tende. Profughi. Nomadi. 

Lontani dagli occhi e lontani dal cuore. Sarà una coincidenza se anche il bairro Petrangol è  vicino a un quartiere "bene" della città, Miramar, dove sono le ambasciate, alcune delle dimore presidenziali e dove la vista è spettacolare, tranne, fino a poche ore fa, per quel profilo di baracche che si stagaliava sul tramonto, dall'alto della collina fino giù, al vecchio porto di Luanda.


L'ex area Petrangol ora abbattuta
Non è un bello spettacolo e la domanda su dove sia finito più di qualche migliaio di persone è ancora senza una risposta adeguata. 



martedì 4 giugno 2013

L'Amicizia Italia-Angola fra architettura, salute e letteratura

Il libro di Giuseppe Mistretta racconta l'amicizia Italia-Angola


L'Italia è il primo paese che nel 1975, dopo la proclamazione dell'indipendenza dell'Angola dal dominio portoghese, ha mandato un suo ambasciatore ad accreditarsi presso la nuova autorità del Paese, quando ancora il resto del mondo era riluttante a riconoscere il nuovo governo guidato dall'Mpla, il Movimento per la Liberazione dell'Angola. 

Con queste premesse, dopo quarant'anni cominciano a vedersi i frutti di tanta fiducia. Ne è dimostrazione la visita dello scorso Aprile in Italia di Manuel Vicente, vice presidente angolano, che è andato a Torino per partecipare alla 3' Biennale Internazionale sulla democrazia

Naturalmente, grazie anche all'intenso lavoro svolto negli ultimi cinque anni dal rappresentante diplomatico italiano in Angola, l'ambasciatore Giuseppe Mistretta, la visita in Italia è stata occasione per rilanciare i legami di cooperazione economica fra i due Paesi. 

Se l'Italia è interessata a esportare il petrolio angolano, l'Angola invece, a detta del vice presidente, è interessata in particolare ad attrarre l'Italia per i suoi progetti di 
re-industrializzazione e ha individuato nell'agricoltura uno dei settori in cui far crescere la cooperazione, tanto che il FIDA, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo dell'Italia, ha annunciato il suo interesse nell'appoggiare progetti agricoli nelle aree rurali angolane. 
Ma non di sola agricoltura è fatta la rinnovata amicizia Italia-Angola. 

La cultura, l'arte, l'architettura stanno avendo un ruolo importante nel promuovere l'immagine dell'Angola nel mondo e tutto passando per l'Italia. 

L'Angola, per la prima volta a Venezia con un suo Padiglione alla Biennale d'Arte, si è aggiudicata due giorni fa il Leone d'Oro, il premio per la migliore partecipazione nazionale con il padiglione "Luanda, Encyclopedic City". Curato da Paula Nascimento il premio nasce dal progetto angolano dell'agenzia Beyond Entropy, già presentato lo scorso anno alla Biennale Architettura. 

L'Italia che premia l'Angola e l'Angola che va in Italia con le sue eccellenze sono un forte segnale di qualcosa che sta cambiando fra i due Paesi. 

Ancora, altri settori giovano dell'amicizia con l'Italia. E' di ieri l'annuncio del Ministro angolano per la salute, José van Dùnem, di una nuova campagna per la somministrazione del vaccino Pneumo13 contro la polmonite, le meningiti e le otiti, campagna della quale è partner l'Italia insieme all'OMS, l'Organizzazione Mondiale per la Salute. 

Ambasciatore Giuseppe Mistretta
"E' l'Italia che sta fornendo la maggior parte dei vaccini", ha spiegato ieri l'ambasciatore Mistretta, davanti a un pubblico di italiani e angolani e allo stesso Ministro della Salute Van Dunem, intervenuto alla Festa per la Repubblica italiana che si è tenuta presso la residenza dell'Ambasciatore d'Italia a Luanda. 

L'introduzione di questo vaccino, secondo stime del Ministero della Salute angolano,
eviterà approssimativamente 18.900 morti l'anno fra bambini minori di un anno.

Un altro segnale, dell'amicizia Italia-Angola, viene ancora dall'ambasciatore d'Italia a Luanda con la pubblicazione, attraverso la Casa Editrice Gangemi del suo ultimo saggio "Un ponte lungo quattro secoli - Il rapporto antico e speciale tra Italia e Angola", con la prefazione di Franco Frattini

Un libro che  è "il racconto di fatti, personaggi e accadimenti, ora seri ora bizzarri - come si legge sulla quarta di copertina - sui quali si è costruito, mattone dopo mattone, il ponte ideale, ma formidabilmente resistente, che unisce Roma e Luanda, ed i popoli dell'Angola e dell'Italia". Un testo da non perdere se si vuole andare alle radici di

questa amicizia piena di buone prospettive per il futuro.  

Angola rosso Cina

La centralidade di Kilamba Kiaxi a Luanda costruita dei cinesi in cambio di petrolio

Sul dominio cinese nel mondo pubblica allarmato Atalsweb, rivista online di politica internazionale: 

"Con l’acquisto di aziende, sfruttando le risorse naturali, la costruzione di infrastrutture e dando prestiti a tutto il mondo, la Cina sta perseguendo una forma morbida ma inarrestabile di dominio economico. Le risorse finanziarie sostanzialmente illimitate di Pechino consentono al paese di essere una forza in grado di cambiare le regole del gioco sia nel mondo sviluppato che in quello in via di sviluppo; una situazione che minaccia di cancellare la competitività delle imprese occidentali, uccidere i posti di lavoro in Europa e in America ma anche di far dimenticare gli abusi sui diritti umani in Cina”.

Questo dominio è più che evidente in Angola dove già a un primo colpo d'occhio spiccano cantieri targati Cina, fattorie di Tofu, ristoranti con lanterne rosse e tanti, tanti cinesi costantemente al lavoro.

"Sono bastati 14 anni alla Cina per diventare la prima potenza commerciale del pianeta - scrive Carlos Pinto Santos dalle pagine del mensile Africa21  - Nel 2009 ha raggiunto il posto di primo partner economico dell'Africa e secondo dell'America latina".

Secondo dati recenti il commercio cino-africano ha raggiunto la cifra straordinaria di 200 mila milioni di dollari. Solo 3 anni fa questa cifra raggiungeva i 10 mila milioni.
Il segreto? Elevatissime riserve finanziarie e imprese, sia pubbliche che private, che esportano mano d'opera più o meno qualificata verso l'Africa.

La politica del "going out", inaugurata con estrema lungimiranza dal Presidente cinese Jang Zemin nel 1999, ha fatto delle Cina una delle prime potenze commerciali al mondo. 

La vecchia Europa, spaventata e arrancante, lontana dai tassi di crescita di Africa e America latina, parla di "nuovo imperialismo" e, forse giustamente, si preoccupa di questa potenza "predatrice" pericolosa per la democrazia, i diritti umani e l'ambiente. Ma l'Africa, piena di Paesi non più "in via di sviluppo" ma in via di forte crescita, si domanda perché non dovrebbe fare ricorso agli investimenti cinesi, in cambio delle sue materie prime, per recuperare il suo ritardo e il suo deficit di infrastrutture?

E' questo il sistema: infrastrutture contro petrolio. Almeno in Paesi come la Nigeria e l'Angola. 

In quest'ultima in particolare la Cina dal 2005 ha investito circa 6 milioni e mezzo di dollari, di cui 5 milioni nel settore immobiliare con la costruzione delle famose "centralidade". Si tratta di città satellite che il Presidente Dos Santos presenta come le nuove case per il popolo. Interi quartieri di palazzi alti 10 piani a trenta chilometri dal centro città. La centralidade di Kilamba Kilaxi, dove oggi stanno andando i cittadini "sfrattati" dalle baracche del centro città, è costata ufficialmente 3,5 milioni di dollari, tutti sborsati dalla Cina in cambio di petrolio angolano. 

Solo nello scorso mese di maggio l'Angola ha esportato 1.83 milioni di barili di petrolio al giorno. Metà di questo petrolio è esportato verso la Cina. 

Ancora la Cina è il primo partner commerciale dell' Africa dal 2011, davanti a Francia e Stati Uniti. Secondo dati ufficiali diffusi dal governo cinese sempre nel 2011 erano 160 mila i cinesi residenti in Africa, ma fonti ufficiose sul territorio africano parlano di altre cifre, comprese fra 600 mila e 1 milione di cinesi in Africa. 

Non a caso il nuovo presidente cinese Xi Jinping ha scelto l'Africa come primo continente da visitare, lo scorso aprile, dopo l'incarico ricevuto, per spiegare le grandi linee della strategia economica cinese per i prossimi dieci anni. L'ha fatto passando per la Tanzania e finendo a Brazaville.

Un'amore quello cino-africano ben spiegato da una economista dello Zambia, Dambisa Moyo, che in un suo libro del 2009 dal titolo " Dead Aid: why aid is not working - There is another way for Africa", da all'Europa e agli Stati Uniti una bella lezione sull'etica degli aiuti. 

"La Cina - spiega la giovane donna - vuole la precedenza nell'accesso alle risorse minerarie e alle materie nei paesi in cui queste sono abbondanti, come in Africa. Per questo - continua - promuove l'entrata di capitali nel continente - prestiti e investimenti in infrastrutture. Questo - scrive l'economista africana - stimola il commercio, l'imprenditorialità, crea posti di lavoro  e promuove la competitività". 

In poche parole per gli africani il modello cinese offre alle loro economie opportunità reali di crescita che il sistema degli aiuti all'Africa non è mai riuscita a creare. Far parte dell'economia globale e diventarne motore è una cosa nuova per l'Africa continente che, da sempre predato, ora sta diventando predatore!