mercoledì 20 novembre 2013

A very hot angolan summer...


In this Country full of contraddictions it happen to live in the same day many different experiences such us watching an italian movie at the Luanda Film Festival, visiting an Expo on "car accidents", listening to some radio debates on what happened to two dissidents declared killed by the state attorney and read on the very first page of the governmental newspaper Jornal de Angola about the totally unexpected turnover in a top governmental position such as the head of the intelligence department!

So eventhough I've been doing many things in order to keep my mind busy, today, whatever I do, I can't stop seeing the face of the two angolan members of the "Movimento Revolucionário" and of the "Juventude Patriótica de Angola".   They were very active in organizing pacific rallies in town. They  are now declared murdered according to a state attorney's memorandum spread few days ago. 

Cassule and Kamulingue, those the names of these two guys disappeared almost six months ago and now declared both dead, in the picture published on the web, have a sad look and a concerned expression on their faces. 

What happened is slightly alarming most of all if the government pretend to be "democratic, peaceful and legally elected" and the more it looks alarming if you try to compare the news, two young dissidents mysteriously disappeared few months ago, now declared killed and at the same time the head of the governmental body who is in charge of controlling any "different voice", being put aside after a strong campaign held by Cassule and Kamulingue's families and friends in order to discover what is really happened to them!

On the 27 and the 29 of June 2013, first Kamulingue and then Cassule have been kidnapped, while the first one was in a rally of ex-servicemen asking for being affirmed their right to receive a 
pension and the second one went to police station to discover what happened to his friend.

Cassule, who's life is told in many web sites, was a prominent political activist who has been in prison for more than six times, always by political reasons. He left a widow and four young children.

The fact that, according to the news spread by the two movements and by some website (Club-K) other young pacific protesters are in jail, probably ten of them, just like happened to Cassula and Kamulingue, and the fact that there are no news on them, provide a bad feeling on what's going on in this country. 

So, while summer at this latitude is blooming, Angola seems to be on the brink of a large wave of strife. Actually, a huge demonstration called by UNITA, the second largest political party in Angola, is going to be held next saturday 23rd of november in town,  "to perturb" the public peace (says today the Mpla spokesperson), "against governmental repression and to express the deep outrage for the murder of Isaias Kassule and Alves Kamulingui" according to the UNITA organizers. 

mercoledì 13 novembre 2013

Intercampus a Luanda: giocare è un diritto!

Massimo Seregni, Lorenzo Forneris e Juri Monzani - allenatori/educatori di Intercampus

Restituire ai bambini il diritto al gioco in quelle zone del mondo dove i minori per motivi politici, storici, geografici sono svantaggiati. Con questo obiettivo gli allenatori/educatori di Intercampus  sono arrivati in Angola per dedicarsi a una settimana di formazione rivolta ai giovani delle favelas di Luanda.

E' dal 1997 che Intercampus realizza questo tipo di interventi sociali e di cooperazione a lungo termine, attraverso 25 programmi in altrettanti Paesi con il supporto di 200 operatori locali.

Intercampus, progetto sociale dell'Inter presieduto da Carlotta Moratti, utilizza l'attività del calcio come strumento educativo per restituire a 10.000 bambini tra i 6 e i 13 anni il gusto del gioco e quello del divertimento, il diritto al gioco, come momento formativo importante. 

E' con questo spirito di allegria e desiderio di trasmettere la propria esperienza che tre dei molti allenatori/educatori membri di Intercampus, Massimo Seregni, Juri Monzani e Lorenzo Forneris, sono atterrati a Luanda dove nel quartiere di Mota, appoggiati alle strutture dei Salesiani di Don Bosco, si stanno dedicando alla formazione di qualche decina di adulti e di qualche centinaia di bambini. 

"L'obiettivo -spiega Lorenzo ai giovani intervenuti al corso di formazione - è capire che allenare non vuol dire creare dei campioni, dare false speranze, ma aiutare dei bambini a diventare uomini o donne migliori". 

Il programma della settimana di corso Intercampus è intenso con incontri sia teorici che pratici dove si spiegano le tattiche del calcio, la tecnica, ma soprattutto le modalità di approccio all'infanzia, tutte mirate a rendere il calcio un momento di gioco, di vero divertimento "in grado di formare non solo il corpo ma anche la mente" spiega Juri.  

Il corso si svolge nel cuore di Mota, una zona svantaggiata della città dove le strade sono sterrate, le case sono fatte di lamiere, il sistema fognario è inesistente e quando piove il fango stagna per settimane causando casi di malaria, tifo, e anche colera. 

In questo contesto insegnare attraverso il calcio che malgrado tutto il gioco è un diritto è il difficile compito di questi tre educatori che con costanza e coraggio fino a venerdì 15 novembre lavoreranno fianco a fianco con i futuri educatori/allenatori angolani.  



Intercampus è presente in Angola dal 2008. Altri Paesi in cui è operativa sono: Argentina, Bolivia, Bosnia, Brasile, Bulgaria, Cambogia, Camerun, Cina, Colombia, Congo, Cuba, Iran, Israele, Italia, Libano, Marocco, Messico, Palestina, Paraguay, Polonia, Romania, Tunisia, Uganda, Ungheria, Venezuela. 

lunedì 28 ottobre 2013

ANGOLA: atti di vandalismo contro il Santuario di Mama Muxima


Si è svegliata scioccata questa mattina la popolazione angolana per gli atti di vandalismo contro i beni e le immagini sacre del Santuario di Nossa Senhora de Mama Muxima, situata a 130 chilometri da Luanda e a 90 da Calumbo sulla riva sinistra del fiume Kwanza.

Una banda di sei giovani, appartenenti secondo una nota governativa, a una setta facente capo alla Igreja Profetica da Arca de Belém Judaica, nella notte fra sabato e domenica si è introdotta nel santuario e ha gravemente danneggiato la statua della Madonna di Mama Muxima e altre immagini sacre.

La Chiesa cattolica in Angola non è nuova a questi attacchi, a ricordarlo è anche un padre salesiano che opera in Angola da molti anni. Gli appartenenti alle sette tentano continuamente di attirare nuovi adepti e un modo è quello di sminuire il ruolo della Chiesa e di insinuare nelle menti di molte persone semplici l'idea che il culto delle immagini sia idolatria e sia da condannare.

Principale luogo di pellegrinaggio per i cattolici dell'Africa australe e meridionale, Mama Muxima riceve ogni anno milioni di fedeli provenienti anche da Spagna, Portogallo, Germania e Brasile.
L'ultimo pellegrinaggio risale al 31 agosto di quest'anno quando circa un milione di persone è passato per il Santuario di Mama Muxima per trascorrere alcune ore in preghiera.

Il Santuario, considerato in Angola patrimonio nazionale, risale al XVI secolo. "E' una prova per la nostra fede" ha affermato questa mattina Padre Abilyo Reyes, rettore del Santuario, intervistato dalla locale TV Zimbo, "ci hanno inflitto un danno non solo materiale e culturale ma anche spirituale".
"La popolazione è scioccata" ha aggiunto il religioso che ha anche riconosciuto l'immediata azione della polizia che ha già catturato i sei vandali e la solidarietà del Governo angolano.






martedì 15 ottobre 2013

Angola: una questione di tempismo e matematica...

Bambini a Mota - Luanda

Mentre percorro le strade infangate e sporche di Mota, un quartiere povero di Luanda, la radio manda in diretta nazionale un discorso del presidente della repubblica angolano Josè Eduardo Dos Santos. 

E' il messaggio di apertura della seconda Assemblea Generale della terza legislatura di questo paese uscito dalla guerra civile nel 2002, pronunciato martedì mattina nella capitale.

Sono passati più di dieci anni da allora e le parole del presidente continuano a battere, come per ogni suo intervento pubblico, sull'importanza della pace. "La situazione è stabile e la pace si sta consolidando" afferma Dos Santos che continua sottolineando come occorra "recuperare il tempo perduto con la guerra". 

Solo in seconda battuta il presidente si sofferma sul problema "dell'ingiustizia sociale". Mentre lui ne parla io la vedo scorrere davanti ai miei occhi. 

Bambini che escono da scuole buie e senza finestre fatte di fango e paglia, donne che fanno la coda con le loro taniche gialle all'unica fontana pubblica del quartiere aperta solo qualche ora al giorno, di qualche giorno del mese. 

"L'ingiustizia sociale - va avanti il presidente fra gli applausi dei deputati - è un problema inerente a questa fase storica della nazione", "ma la speranza - dice convinto - di un futuro migliore per tutti gli angolani è forte".

Parte poi citando una serie di cifre riguardanti l'economia e la finanza, la crescita del prodotto interno lordo nazionale e mondiale, le fatiche dei Brics, la crisi dell'Europa, i dati del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, fino a citare, non senza un tono di rammarico, quelli inerenti il settore petrolifero che ha fatto in questo ultimo anno registrare una crescita "pari solo al 5,6%, molto bassa rispetto alle stime che davano un tasso di crescita della produzione petrolifera pari al 17,7%". 

Poi, sempre mentre davanti ai miei occhi scorrono le immagini di strade senza fognature, di scuole fatiscenti, di centri di salute dove non manderemmo neanche i nostri amici animali domestici a curarsi, Dos Santos afferma che "l'esecutivo si sta occupando di consolidare, oltre alla pace anche lo sviluppo" e da qui l'elenco delle percentuali di popolazione con accesso a acqua potabile, sistema elettrico, sistema fognario, sistema scolare, merenda scolare, sanità pubblica che nel complesso si aggira intorno al 50% della popolazione. 

Mentre torno a casa e bloccata nel traffico vedo sfilare sulla Samba con le loro sirene e la scorta le macchine dei deputati fino a poco prima chiusi in assemblea, penso che, sarà pure un problema di tempismo, ma aver ascoltato quel discorso proprio mentre attraversavo una favela, lo fa sembrare retorico e falso, e penso anche che, è vero, con i numeri non sono mai stata brava, ma a me sembra proprio che qui, ancora una volta, qualcuno continui a non raccontarla giusta!

venerdì 20 settembre 2013

Il punto sulla criminalità a Luanda



E' la fine di maggio 2013 quando la polizia decide di dare una stretta forte contro la criminalità che impazza nella capitale angolana. Il comando della Polizia Nazionale di Luanda comincia una serie di operazione di prevenzione e lotta al crimine che portano nel giro di poche settimane all'arresto di molti bandidos. 

Addirittura nella sola notte del 26 maggio furono arrestate 211 persone. L'obiettivo del comandante della polizia di Luanda, all'epoca una donna, Elizabety Ranque Franque, è ripulire la periferia della città e ridare ai cittadini "quel senso di sicurezza che ormai manca da tempo", parole sue riportate dal Jornal de Angola del 27 maggio. In quei giorni si registra una diminuzione dell'indice di criminalità in città.

Sono passati tre mesi e quel senso di sicurezza della cittadinanza sembra già svanito nel nulla. Qualcuno afferma che i gatunes, questo l'altro nome locale per bandito, sono stati rilasciati e si trovano di nuovo a piede libero, pronti ad attaccare chiunque appaia preda facile da alleggerire.

Le tecniche sono diverse. Si passa dall'attacco frontale, per strada, armati di colli di bottiglie rotte, a quello più organizzato, nei confronti di chi va in macchina.

I banditi, normalmente quattro su due motorini, si affiancano all'auto quando si trova bloccata nel traffico, uno da una parte e uno dall'altra, con un'arma alla mano, generalmente una pistola, intimano di abbassare il finestrino e consegnare tutto, soldi, telefoni, computer. 

Diverso è il caso in cui la macchina non sia bloccata nel traffico, allora un motorino si mette davanti e frena, uno dietro e, a meno che non si abbia il coraggio di speronare il mezzo fermo davanti, quello che segue è lo stesso, arma, finestrino, soldi. 

Non sempre le cose vanno lisce come l'olio e a volte ci scappa il morto o il ferito come è accaduto ieri, 19 settembre, proprio nella via di accesso al più grande Shopping Center di Luanda, il Belas. 

In pieno giorno, le 12.00, una coppia di giovani in moto ha sparato al fianco di un uomo che conduceva una macchina e gli ha rubato le due valigette che erano nei sedili posteriori dell'auto. 

Quello che è emerso dal racconto di alcuni testimoni, è che l'uomo era inseguito dai banditi sin dal momento in cui aveva ritirato i soldi in un vicino Bancomat. Il ferito, un locale, una volta accortosi di essere inseguito, ha tentato di entrare nel parcheggio del centro commerciale ma i banditi sono stati più veloci. 

La notte nei musseque intorno alla capitale trascorre invece al suono delle pistolettate di bande armate che generalmente attaccano le case di quegli abitanti "più agiati" che però, non disponendo di ingenti somme di denaro, sono costrette a vivere comunque nelle zone degradate della città. 

Pericolose sono inoltre le spiagge che si trovano nelle immediate vicinanze della città, quelle che alle spalle hanno interi quartieri dormitorio o vere e proprio favelas, dove le condizioni di vita sono peggiorate da quando il fenomeno della "riqualificazione della città di Luanda" ha portato, nel giugno scorso, all'abbattimento di interi quartieri poveri incastonati nella città, come gli agglomerati urbani di Kilombo, Flamingo, Area Branca e l'area chiamata Petrangol, nel Municipio di Sambizanga.

Gli abitanti di quelle favelas, quelli che non sono rientrati nei programmi governativi di riposizionamento nelle cosiddette "nuove centralità cittadine", si sono spostati più a Nord, lungo spiagge che un tempo erano più sicure, come quella dei relitti di Panguila, le spiagge di Santiago e Sao Miguel, ora zona di attacchi ai visitatori. 

E' questa, purtroppo, la realtà di Luanda, una città che sta faticosamente tentando di crescere e migliorare. Una città dove in un solo giorno possono accadere cose bellissime e cose tragiche. 

Prendendo il 19 settembre come esempio, in un solo giorno si è avuta l'inaugurazione dei Mondiali di Hockey su pattini, è stato presentato l'ultimo romanzo del più grande scrittore angolano, Pepetela, è stata tentata una manifestazione antigovernativa, prima approvata e poi, la mattina stessa dichiarata illegale dal governo, un uomo è stato colpito quasi a morte difronte allo Shopping Center simbolo della nuova Luanda, ricca e glamour, solo per citare qualche fatto. 

Cose che accadono in tutte le grandi città del mondo probabilmente, ma qui, a Luanda, a poco più di dieci anni dalla fine di una guerra fratricida e massacrante, con la prospettiva di diventare la città più ricca e produttiva di tutta l'Africa del Sud, tutta questa violenza, questa povertà, questo degrado, fa male. 

C'è tanto che si potrebbe fare, ci sono i soldi e forse, in alcuni casi, c'è anche la volontà, allora, perché aspettare?

giovedì 19 settembre 2013

Pubblicato l'ultimo romanzo di Pepetela: O tìmido e as mulheres


Torna Pepetela, scrittore angolano, autore di numerose opere letterarie e vincitore del Premio Camoes per la letteratura nel 1997. 

Lo fa con un romanzo che racconta la Luanda contemporanea attraverso la figura di un uomo, il protagonista e di un certo numero di donne che ruotano intorno a lui. 

O timido e as mulheres, questo il titolo dell'opera presentata oggi nei giardini dell'Uniao dos escritores angolanos a Luanda e in contemporanea a Lisbona, trasporta ancora una volta il lettore nel multiforme e contraddittorio paesaggio culturale e politico di una società, quella angolana, in forte trasformazione.

Già dalle prime righe, lette direttamente dall'autore al pubblico stretto intorno a lui in questo evento culturale angolano, emerge la simpatica figura di un eroe-antieroe, Heitor, scrittore all'inizio della carriera, il timido di cui sopra. 

Compare poi nel corso della lettura la sequenza degli altri personaggi, tutti intriganti, da Mariza, sensuale responsabile di un programma radio a Orquidea, altra poderosa figura femminile di questa storia ambientata fra la Luanda bene e i musseque (le favelas) di cui è contornata. 


"La storia - ha spiegato Pepetela al pubblico - è nata da una canzone che non sentivo da almeno quarant'anni e che una mattina mi sono ritrovato in testa". "La canzone - ha continuato lo scrittore - diceva più o meno così: quando calienta il sol aqui na praia..."

Da quelle note l'autore ha prodotto nel giro dei 6 mesi quest'ultima opera che "con la sua abituale maestria torna a sorprendere il pubblico disegnando un paesaggio imparziale e oggettivo dell'attuale società angolana, frutto di molti cambiamenti culturali e politici dovuti alla storia recente" come si legge sulla quarta di copertina. Allora, buona lettura!


domenica 15 settembre 2013

It is possible for a theory not to correspond to reality?




The happiest people in Africa apparently reside in Angola, according to a 156-nation survey published by the United Nations Sustainable Development Solutions Network.
Released Monday, September 9th, the 2013 World Happiness Report ranks the happiest countries around the globe and around Africa.

The Solutions Network, launched in August 2012, mobilizes scientific and technical expertise from academia, civil society, and the private sector in support of sustainable-development problem solving at local, national, and global scales.

The report identifies the countries with the highest levels of happiness: leading experts in several fields – economics, psychology, survey analysis, national statistics, and more – describe how measurements of well-being can be used effectively to assess the progress of nations.

The Report shows significant changes in happiness in countries over time, with some countries rising and others falling over the past five years. There is some evidence of global convergence of happiness levels, with happiness gains more common in Sub-Saharan Africa and Latin America, and losses more common among the industrial countries.

For the 152 countries with data available, happiness (as measured by people’s own evaluations of their lives) significantly improved in 60 countries and worsened in 41.

The Report also shows the major beneficial side-effects of happiness. Happy people live longer, are more productive, earn more, and are also better citizens.   

This year Angola happen to be the happiest Country in Africa in its 61st position between 152 Country surveyed.

So far so good, but it is possible for a theory not to correspond to reality?  The answer could be yes, bust let’s give a look to the following video and find out what people of Luanda think about it.




Adjaime, the director of a Street children's Shelter in town, gives his own idea of being happy in Angola. Then a young angolan student gives is own clue.

Adjaime: “I don’t know if we can consider Angola the happiest Country but is a Country in which people try to move forward when they face difficulties in a way that appeals to suffer as little as possible, smiling even if you are suffering, going through the difficulties of life, singing and dancing, I’m not sure it means to be happy, it is just a way to face the problems”
“So this is true if it means to feel good in your own soul and from a materialistic point of view, that’s why we cannot think of Angola as the happiest country of the continent but as a Country which try to solve the problems without being overwhelmed by the problems”

Dani: "Angola is the happiest Country in Africa because the families living in this country are always willing to help one each other.